Carlo Bernardini



 
 
 

MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA
LISSONE – MI

CARLO BERNARDINI
SPAZIO PERMEABILE

Apertura mostra: Sabato 4 Ottobre 2008
Ore 15-19

DAL 4 OTTOBRE AL 26 OTTOBRE 2008
a cura di LUIGI CAVADINI

GIORNATA DEL CONTEMPORANEO


Museo d'arte contemporanea, Viale Padania 6, (fronte stazione FS)
20035 Lissone-MI

 

Orari: martedì - mercoledì - venerdì 15.00 - 19.00, giovedì 15.00 - 23.00, sabato e domenica 10.00 - 12.00 / 15.00 - 19.00, lunedì chiuso – ingresso libero

 

 

 

Al Museo d'Arte Contemporanea di Lissone in una grande sala oscurata, Carlo Bernardini realizza un'installazione site-specific dal titolo "Spazio Permeabile" costituita da una struttura fissa in sottile fibra ottica che ingloba lo spazio come un volume illusorio.

Curata da Luigi Cavadini, la mostra è basata esclusivamente su questo grande intervento di luce teso a trasformare lo spazio da contenitore dell'opera a forma aperta e "permeabile", attaverso un disegno mentale materializzato dalla luce fisica della fibra ottica. La trasformazione dello spazio e la percettività visiva animano tutta la ricerca di Carlo Bernardini.

Le sue installazioni sperimentali con le fibre ottiche cambiano la percezione modificando le coordinate visive all'ambiente reale. La luce crea un disegno nello spazio, un disegno che cambia secondo i punti di vista e secondo gli spostamenti dello spettatore, che si trova a vivere dentro l'opera.

Nel testo introduttivo Luigi Cavadini scrive: "La presenza della luce è condizione indispensabile per la visione. Senza luce, oggetti, persone e luoghi scompaiono. Il nero finisce per inghiottire tutto. L'uomo è tanto abituato alla presenza/assenza della luce, che corrisponde in natura all'avvicendarsi naturale di notte e giorno, da non prestare più attenzione al ruolo che la luce ha nella nostra vita.

Basti pensare alla funzione di persuasione più o meno occulta che le è affidato nella pubblicità e nell'allestimento di vetrine e luoghi commerciali. O alla sua presenza vitale di sera e di notte nei luoghi di incontro o di traffico, di movimento in genere. Gli artisti ne hanno sempre messe a profitto le qualità, vuoi per rilevare una figura vuoi per rendere plastica una forma.

Il pensiero corre senza dubbio a un maestro come Caravaggio che alla luce ha assegnato nelle sue narrazioni un posto da protagonista. Con un salto nel tempo arriverei a Lucio Fontana che è andato oltre, dando forma alla luce e creando con essa quei disegni spaziali che hanno caratterizzato in modo decisivo la sua opera. In poco più di cento anni, nel mondo dell'arte, si è passati dallo studio degli effetti della luce sulla visione (si pensi alle frammentazioni del colore dei pointillistes e dei divisionisti) ad una diretta manipolazione o elaborazione di essa in funzione espressiva (si vedano le opere di Lázló Moholy-Nagy già negli anni '30 e quelle del già citato Fontana, di Otto Piene ed Heinz Mack, o di James Turrel e Dan Flavin). L'intervento di Carlo Bernardini, che si articola nello spazio del piano interrato del museo e che utilizza con leggerezza e intelligenza gli strumenti della moderna tecnologia, appare quanto mai intrigante perché egli tiene conto di quanto già sviluppato in passato per poi operare con una sua sensibilità e originalità.

L'azione che l'artista compie - come già fece Fontana con i neon - è assimilabile a quella del disegnatore, ma ha come ambito non il foglio, ma lo spazio e come strumento la fibra ottica e non la matita. Diverso è l'effetto rispetto al neon di Fontana, materia luminosa in evoluzione nello spazio. La fibra ottica, infatti, diventa immateriale, presenza-assenza, veicolo invisibile del raggio luminoso che - segno puro - attraversa lo spazio in un percorso fatto di segmenti che si inseguono "disegnando" nelle tre dimensioni, secondo una logica che è altra da quella consueta e che può far solo presagire le difficoltà di comprensione degli sviluppi geometrico-matematici nelle 4, 5 o n dimensioni.

Un disegno che, nella logica delle cose, va a scolpire lo spazio, a dargli forma, a viverne la piena permeabilità, sottraendo virtualmente ad esso - con il raggio luminoso - parte della leggera materia di cui è composto. La spezzata tridimensionale che si delinea, rigorosa nel succedersi dei segmenti di luce, costituisce un percorso impalpabile che vive di sé, ma anche dell'ambiente in cui è immerso, ambiente che pare dilatarsi e lasciare che i raggi luminosi diventino il tramite di un pensiero che è nello stesso tempo immobile e in rapida e continua evoluzione.

Una sottile vibrazione, generata dal fluire della luce, anima l'ambiente e sollecita a fondo la sensibilità del fruitore".

 


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