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Biografia
Mario Nigro nasce a Pistoia nel 1917.
Il padre è un professore di matematica,
la madre è figlia di un ufficiale garibaldino. La sua educazione
è severa e alquanto ritirata. Trasferitesi ad Arezzo, inizia
a studiare pianoforte a sei anni; in seguito, nel 1929, si trasferisce
a Livorno, che resterà la sua città di adozione, e intraprende
lo studio del violino. Dal 1936 frequenta l'Università di Pisa.
Incomincia a dipingere attorno ai quindici anni, influenzato dalla locale
scuola postmacchiaiola.
Consegue la laurea in Chimica nel 1940, per poi venire chiamato come
assistente presso l'Istituto di Mineralogia dell'Università di
Pisa; da questo incarico verrà in seguito allontanato per motivi
politici, dopo essere stato pedinato e schedato per la sua partecipazione
a gruppi clandestini. Nel dicembre del 1947 consegue una seconda laurea
in Farmacia. Nel 1948 viene assunto come farmacista dagli Spedali Riuniti
di Livorno.
Nello stesso anno vede a Venezia per la prima volta dal vivo opere di
Kandinsky e di Klee.
La sua prima partecipazione a una mostra collettiva è del 1940.
Nel corso del decennio seguente la sua attenzione si sposta verso l'opera
di Rosai, Carrà, Sironi e De Chirico, con attenzione particolare
per la pittura metafisica e per alcuni esiti espressionisti.
Giunto attorno al 1947 all'astrazione, nel 1949 tiene la sua prima mostra
personale presso la Libreria Salto di Milano. In seguito a questa mostra
è chiamato a far parte del Movimento Arte Concreta, insieme a
Dorfles, Munari, Monnet e altri. Nel 1951 i suoi "Pannelli a scacchi
iterativi e simultanei" vengono esposti al Salon des Réalités
Nouvelles di Parigi. Nel 1952 il suo astrattismo, nutrito di suggestioni
musicali, abbandona la staticità ortogonale e assume il caratteristico
aspetto reticolare e dinamico, iniziando la fase di lavoro denominata
"Spazio Totale".
Nel 1953 espone per la prima volta i suoi reticoli ritmici simultanei
presso sedi espositive di Milano, Torino e Firenze. In quello stesso
anno realizza un manifesto per le elezioni contro la legge-truffa, per
la pace e l'indipendenza dalle truppe di occupazione straniera; il documento
verrà poi distrutto dalla polizia, e l'episodio si ripercuote
negativamente sull'atmosfera che lo attornia nel suo posto di lavoro
agli Spedali.
Nel 1954 incomincia a pubblicare in cataloghi e bollettini i suoi scritti,
inizialmente relativi alla tematica dello "Spazio Totale".
Nel 1957 è presente alla rassegna collettiva "Cinquant'anni
di pittura astratta nel mondo", organizzata a Parigi dalla Galleria
Creuze dall'artista Michel Seuphor. Nel 1958 abbandona l'impiego di
farmacista e si trasferisce a Milano, contro la volontà della
moglie, dalla quale si separerà tempo dopo. Nel 1960 cessa temporaneamente
di lavorare a causa di un grave incidente d'auto, nel quale perde la
vita suo nipote ed egli stesso subisce un danno fisico permanente.
Nel 1964, grazie all'intercessione di Lucio Fontana, viene invitato
per la prima volta alla Biennale di Venezia.
Nel 1965 il lavoro sul ciclo denominato "Tempo Totale" ha
una svolta in senso minimale: le sue trame reticolari si riducno sempre
più a serie di linee che descrivono attimi più che luoghi.
Dal rigore del progetto geometrico (strutture fisse) emergono poi le
"licenze cromàtiche", le libertà che il pittore
si concede sul piano della scelta del colore e della sua valenza emozionale.
Nel 1968 è invitato alla XXXIV Biennale di Venezia con una sala
personale nel Padiglione Italiano, partecipando peraltro alla contestazione
che prevedeva la copertura delle opere, la chiusura delle sale e una
manifestazione di protesta in Piazza San Marco.
Nel 1975 giunge a maturazione il ciclo del "Tempo Totale",
che da luogo alla serie delle "Strutture fisse con licenza cromatica":
alla fissità del progetto geometrico che sottende il disegno,
composto di linee sottili, fa riscontro una nuova libertà lirica
e narrativa nell'utilizzo dei colori.
Ne nascono di seguito le ricerche sulla "Metafisica del colore".
Del 1978 sono i primi lavori sui concetti strutturali elementari geometrici,
esposti nello stesso anno alla Biennale di Venezia. Le sue opere saranno
presenti altre volte alla manifestazione veneziana, dal 1982 fino all'edizione
del 1993, nell'ambito dell'omaggio a Carla Lonzi. Dal 1979 l'artista
sposta il suo interesse sulle interazioni ambientali tra pittura e architettura,
per poi avviarsi alla distruzione della linea e della sua costruzione
geometrica nel 1980, con la serie del "Terremoto". Da questo
punto le linee iniziano a venire tracciate a mano libera (serie degli
"Orizzonti"), poi si spezzano in punti quasi divisionisti,
sempre più grandi e sempre più gestuali ("Orme"),
che si svilupperanno in opere di valenza informale (serie dei "Cipressi"
e dei "Dipinti Satanici"). Solo negli anni novanta, con la
serie delle "Meditazioni" ad acrilico e delle "Strutture"
a inchiostro, Nigro ritorna a costruire lo spazio pittorico in maniera
geometrica, anche se ormai irrevocabilmente a mano libera. Nel 1992
gli viene conferito un riconoscimento dalla Fondazione per l'arte costruttiva
Camille Graeser.
L'artista scompare a Livorno il 12 agosto del 1992. I suoi dipinti figurano
nei musei di arte contemporanea di Roma, Milano, Genova, Firenze, Bologna,
Livorno,Pistoia
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